Processi di Fossilizzazione 3: Inglobamento in detriti organici

Inglobamento in detriti organici


Il distacco di organi e la loro dispersione nell’ambiente fa parte del ciclo di vita dei vegetali. Tutte queste parti disperse nell’ambiente, se si depositano sulla terra ferma vengono generalmente inglobate nei suoli ove sono più o meno rapidamente decomposte e ossidate lasciando tracce minime o nulle. In certi ambienti particolari, però, come stagni, acquitrini e paludi, i detriti organici soprattutto vegetali si possono accumulare al riparo da ogni ossidazione e putrefazione aerobica e se l’accumulo si protrae per periodi di tempo molto lunghi si possono formare depositi di notevole spessore.
A seconda del rapporto fra peliti inorganiche e detriti organici si passa dalle argille ricche di materia organica, ossia argille bituminose o argille carboniose, a fango organico che è costituito da detriti organici praticamente privi di frazione inorganica. Il fango organico, quindi, non è altro che un sedimento detritico, esclusivamente organico che può inglobare animali terricoli, anfibi, uccelli e insetti, i cui resti hanno buone probabilità di conservazione. In tutti questi ambienti continentali nei quali si accumulano i “sedimenti” organici che diventeranno torba, le condizioni strettamente riducenti sono prodotte dalla putrefazione iniziale dei materiali vegetali.
L’inglobamento in detriti organici, e quindi in ambiente pressoché anaerobico, porta in genere ad una particolare trasformazione dei resti animali che vengono conservati sotto forma di sottili pellicole carboniose (antracoleimmi). I resti fossilizzati in questo modo sono conservati in tutti i loro particolari salvo la forte deformazione per schiacciamento. In caso di seppellimento profondo, nelle fasi più avanzate di diagenesi, i resti organici vengono amalgamati col detrito organico inglobante e divengono irriconoscibili.


Inglobamento in fluidi


Questo tipo di seppellimento è del tutto particolare in quanto avviene in materiali costituiti da fluidi viscosi o che si comportano come tali al momento dell’inglobamento dell’organismo. In pratica può trattarsi di petrolio greggio, resine vegetali, sabbie mobili e fanghi organici. Il comportamento di questi materiali funziona da trappola per gli animali così che è anche responsabile della loro morte.

a) Petrolio Greggio

Esempi famosi di questo tipo di conservazione sono i vertebrati fossili del Pleistocene superiore e dell’Olocene inferiore che si trovano in grandi quantità nel giacimento di asfalto, dove rimasero intrappolati in laghetti di petrolio greggio. Questi laghetti si formano a causa di fuoriuscite di petrolio da giacimenti di asfalto, dove rimasero intrappolati in laghetti di petrolio greggio. Questi laghetti si formano a causa di fuoriuscite di petrolio da giacimenti superficiali. Raggiunta la superficie, il petrolio, per l’azione degli agenti atmosferici diventa viscoso e appiccicaticcio e può anche venir ricoperto da acqua piovana, per cui questi bacini diventano delle vere e proprie trappole naturali per gli animali selvatici. In questi stagni di petrolio hanno trovato la morte innumerevoli esemplari di vertebrati. I predatori, sia uccelli sia mammiferi, sono stati attratti da queste creature in agonia, e sono rimasti a loro volta intrappolati. Questo fatto risulta chiaro dalla composizione della fauna di Rancho La Brea dove il numero di carnivori e dieci volte superiore a quello degli erbivori.

b) Resine Vegetali
In queste resine si conservano soprattutto resti vegetali (fiori, pollini), insetti e, eccezionalmente, anche piccoli vertebrati. le resine fossili presenti in qualsiasi tipo di sedimento vengono normalmente chiamate “ambra” o se, provenienti da livelli molto recenti “copale”. L’ambra del Baltico è certamente la più famosa e il suo nome deriva dal fatto che è particolarmente abbondante lungo le coste meridionali del Mar Baltico attuale. Nella regione Baltica l’ambra è stata prodotta in gran parte da una conifera estinta (Pinus succinifera) che formava estese foreste durante il Terziario
inferiore, tra 50 e 35 milioni di anni fa. La resina, colando lungo il tronco, inglobava insetti o altri piccoli organismi, rimasti “invischiati” in una precedente colata, sottraendoli all’azione degli agenti esterni e conservandoli fino ad oggi. Di questi insetti è rimasta, il più delle volte, soltanto una sottile pellicola esterna, ma lo stato di conservazione è spesso così perfetto che alcuni dettagli microscopici possono essere ingranditi fino a 1000 volte.

c) Sabbie Mobili e Fanghi Organici


Nel Cretacico superiore del Deserto del Gobi sono stati trovati, inglobati in sabbie molto omogenee e prive di strutture, due esemplari di dinosauro, un erbivoro (Protoceratops) e un carnivoro (Velociraptor), “avvinghiati” l’uno all’altro. Tale posizione e il tipo di sedimento che ingloba gli scheletri permettono di ipotizzare che preda e predatore siano caduti insieme nelle sabbie mobili. 
Stagni e paludi ad elevata sedimentazione di detriti vegetali, qualora i fanghi non consolidati raggiungano spessori notevoli, possono intrappolare e conservare in ambiente anaerobico anche animali di grosse dimensioni con un effetto simile a quello delle sabbie mobili.


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